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Tonometria a soffio e ad applanazione: differenze generali

di Redazione· 31/10/2026 11:09
Tonometria a soffio e ad applanazione: differenze generali

La tonometria a soffio e quella ad applanazione misurano entrambe la pressione intraoculare, ma lo fanno in modo diverso: la prima usa un breve impulso d’aria senza toccare l’occhio, mentre la seconda, nella forma di Goldmann, appoggia delicatamente uno strumento sulla cornea dopo l’applicazione di gocce anestetiche. La scelta dipende dalla visita e dalle condizioni dell’occhio. In entrambi i casi, il valore ottenuto è un elemento della valutazione oculistica, non una diagnosi da solo.

Come si svolgono i due esami

Nella tonometria a soffio, detta anche tonometria senza contatto, si appoggiano mento e fronte allo strumento e si guarda un punto indicato dall’operatore. Un impulso d’aria deforma per un istante la superficie della cornea; lo strumento rileva la risposta e stima la pressione intraoculare. Non occorrono gocce anestetiche perché non c’è contatto diretto con l’occhio. Il soffio può sorprendere e far chiudere le palpebre: se succede, la misurazione può essere ripetuta.

La tonometria ad applanazione di Goldmann si esegue di norma alla lampada a fessura. Dopo le gocce anestetiche e un colorante chiamato fluoresceina, l’operatore avvicina alla cornea una piccola punta dello strumento. La misura deriva dalla forza necessaria ad appiattire una porzione definita della superficie corneale. Si può avvertire la presenza dello strumento, ma l’anestetico riduce la sensibilità durante il contatto. È importante restare fermi e seguire le indicazioni su dove guardare.

Se si portano lenti a contatto, conviene segnalarlo prima della misurazione: per l’esame può essere necessario rimuoverle. È utile riferire anche eventuali interventi corneali, traumi, irritazioni o difficoltà a tenere l’occhio aperto. Queste informazioni aiutano il professionista a scegliere come procedere e a valutare l’affidabilità della lettura.

Qual è la differenza pratica nel risultato

Il soffio è comodo quando serve una rilevazione rapida e senza contatto. L’applanazione di Goldmann è un metodo di riferimento nella valutazione oculistica della pressione. Questo non significa, però, che i numeri prodotti dai due strumenti debbano coincidere perfettamente: usano principi di misura diversi e il risultato può risentire delle caratteristiche dell’occhio e delle condizioni in cui viene eseguito l’esame.

In particolare, lo spessore e le proprietà della cornea possono influenzare la lettura della pressione. Anche stringere le palpebre, muoversi o premere accidentalmente sull’occhio durante l’esame può rendere una misura meno attendibile. Se un valore appare inatteso o non è coerente con il resto della visita, l’oculista può decidere di ripeterlo o di usare un’altra modalità di misurazione. Non è prudente confrontare due numeri isolati, ottenuti con strumenti diversi, come se fossero perfettamente intercambiabili.

Che cosa può e non può dire la tonometria

La tonometria fornisce una misura della pressione intraoculare nel momento dell’esame. Non descrive, da sola, lo stato del nervo ottico né permette di confermare o escludere il glaucoma. Per interpretarla, l’oculista considera il quadro complessivo e, quando indicato, altri accertamenti. Un valore che richiede attenzione non equivale automaticamente a una diagnosi; allo stesso modo, un valore apparentemente rassicurante non sostituisce una valutazione completa.

Se è previsto un controllo nel tempo, chiedere quale metodo è stato usato può aiutare a comprendere meglio i risultati successivi. Per dubbi su un numero riportato nel referto, la domanda più utile non è quale dei due strumenti «abbia ragione», ma come quella misura si inserisca nella propria valutazione oculistica. Se invece compaiono improvvisamente forte dolore all’occhio, un marcato calo della vista o altri sintomi acuti, occorre richiedere una valutazione medica urgente, senza aspettare un controllo programmato della pressione.

Redazione

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