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Test di Schirmer: a cosa serve nella valutazione della lacrimazione

di Redazione· 30/10/2026 16:17
Test di Schirmer: a cosa serve nella valutazione della lacrimazione

Il test di Schirmer serve a stimare quanta lacrima bagna una striscia di carta appoggiata sotto la palpebra inferiore in un tempo definito. È usato soprattutto quando si sospetta una produzione lacrimale ridotta, ma il risultato da solo non conferma né esclude una causa di occhio secco. Se invece l’occhio lacrima molto, il test può essere uno degli elementi della valutazione, senza chiarire da solo perché le lacrime fuoriescano.

Che cosa misura e quando può essere utile

Le lacrime mantengono umida la superficie dell’occhio. La sensazione di secchezza, però, non dipende soltanto dalla quantità prodotta: contano anche la stabilità del film lacrimale, l’evaporazione e le condizioni della superficie oculare e delle palpebre. Il test di Schirmer osserva un aspetto di questo sistema, cioè l’umidificazione della striscia, e va letto insieme ai sintomi e agli altri rilievi della visita.

Può essere proposto in presenza di bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, fastidio persistente o altri disturbi compatibili con secchezza oculare. Può contribuire anche alla valutazione di una lacrimazione apparentemente abbondante: un occhio irritato, infatti, può lacrimare pur avendo un problema della superficie oculare. Se le lacrime scorrono frequentemente sulla guancia, il professionista valuterà anche altre possibili spiegazioni, compreso il loro deflusso, che il test di Schirmer non misura.

Come si svolge il test

Durante l’esame, una sottile striscia di carta graduata viene ripiegata e collocata nel fornice della palpebra inferiore, di solito verso il lato esterno. La striscia rimane in posizione per alcuni minuti; nelle modalità più comuni la lettura avviene dopo cinque minuti. Al termine si osserva quanti millimetri di carta si sono inumiditi. Il test può essere eseguito su entrambi gli occhi, così da confrontare anche i due risultati.

Il protocollo può prevedere o meno un collirio anestetico. Questa differenza è importante: senza anestetico, il contatto della carta può stimolare una lacrimazione riflessa e contribuire al risultato; con anestetico si cerca di ridurre tale stimolo. Anche istruzioni come tenere gli occhi aperti o chiusi possono variare. Perciò, se si confrontano esami eseguiti in momenti diversi, è utile sapere come sono stati effettuati.

La striscia può provocare un lieve fastidio o una sensazione di corpo estraneo mentre è in posizione. Conviene segnalare prima dell’esame eventuali irritazioni importanti, l’uso di colliri e la presenza di lenti a contatto, attenendosi alle indicazioni ricevute per la visita. Non occorre interpretare da soli la lunghezza della parte bagnata mentre il test è in corso.

Come leggere il risultato e quali sono i suoi limiti

Il referto esprime generalmente la lunghezza della striscia inumidita, in millimetri, per ciascun occhio. Una bagnatura ridotta può suggerire una minore produzione lacrimale nelle condizioni in cui è stato svolto l’esame. Non esiste però un numero che, isolato dal protocollo e dalla valutazione clinica, permetta di formulare una diagnosi individuale: tecnica, lacrimazione riflessa e variabilità della misurazione possono incidere sul dato.

Un risultato che appare nella norma non spiega necessariamente un fastidio persistente. Allo stesso modo, un valore basso non identifica da solo la causa del disturbo. In base al quadro, la valutazione può comprendere l’osservazione delle palpebre e della superficie oculare e altri esami del film lacrimale. È l’insieme di sintomi, visita e risultati a orientare i passi successivi, non la sola misura riportata sulla striscia.

Se compaiono improvvisamente dolore oculare intenso, un importante calo della vista o altri sintomi acuti, non è opportuno attendere o basarsi su questo test: serve una valutazione medica urgente.

Redazione

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