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Dalla luce al segnale nervoso: che cosa fanno i fotorecettori della retina?

di Redazione· 25/10/2026 21:57
Dalla luce al segnale nervoso: che cosa fanno i fotorecettori della retina?

Dalla luce al segnale nervoso: che cosa fanno i fotorecettori della retina?

I fotorecettori sono cellule della retina che rilevano la luce e ne trasformano l’energia in una variazione della propria attività elettrica. È il primo passaggio della visione, non l’intera formazione dell’immagine: il segnale viene poi elaborato da altre cellule retiniche e inviato al cervello. I due tipi principali, coni e bastoncelli, svolgono compiti diversi e complementari.

Dove si trovano e quale informazione raccolgono

La retina è un sottile tessuto nervoso nella parte posteriore dell’occhio. La luce che entra attraverso cornea e cristallino raggiunge i fotorecettori, dove viene rilevata da molecole sensibili alla luce chiamate pigmenti visivi. I fotorecettori non riconoscono da soli un volto o una parola: rispondono alla luce che arriva nelle diverse zone della retina. La combinazione di queste risposte contribuisce alle informazioni da cui il sistema visivo ricava forme, contrasti, colori e movimento.

I coni sono fondamentali per la visione dei dettagli e dei colori quando l’illuminazione è sufficiente. Sono particolarmente concentrati nella fovea, la piccola area centrale della retina usata quando fissiamo ciò che vogliamo osservare con precisione, per esempio una lettera. I bastoncelli sono più sensibili alla luce debole e contribuiscono alla visione in condizioni di scarsa illuminazione, ma non distinguono i colori come i coni. Sono assenti nella fovea e presenti soprattutto nelle zone circostanti della retina.

Come la luce diventa una risposta elettrica

Quando un pigmento visivo assorbe luce, cambia forma e avvia una serie di reazioni nella cellula. Questo processo, detto fototrasduzione, modifica il flusso di particelle cariche attraverso la membrana del fotorecettore. Il risultato è un cambiamento del suo stato elettrico e della quantità di sostanza chimica che rilascia verso le cellule con cui comunica.

Un dettaglio può sorprendere: i fotorecettori non funzionano come un interruttore che si accende soltanto quando arriva la luce. Anche al buio mantengono un’attività di base e rilasciano continuamente una sostanza chiamata glutammato. La luce ne riduce il rilascio. Le cellule successive della retina interpretano queste variazioni, insieme a quelle provenienti dai fotorecettori vicini. In questo modo il sistema può mettere in evidenza differenze di luminosità e contorni, invece di limitarsi a registrare quanta luce entra nell’occhio.

Il cambiamento prodotto dalla luce non è ancora il segnale che percorre il nervo ottico. Prima intervengono, tra le altre, le cellule bipolari e le cellule gangliari della retina. Sono queste ultime a generare gli impulsi nervosi che viaggiano lungo il nervo ottico verso il cervello. Dire che i fotorecettori «convertono la luce in segnali nervosi» è quindi una sintesi utile, purché si ricordi che tra la prima risposta alla luce e gli impulsi diretti al cervello esistono ulteriori passaggi.

Perché coni e bastoncelli cambiano il modo in cui vediamo

Passando da un ambiente luminoso a uno buio, può servire tempo prima di distinguere meglio gli oggetti: l’adattamento coinvolge sia i pigmenti visivi sia il modo in cui la retina elabora i segnali. Quando la luce è poca, il contributo dei bastoncelli diventa particolarmente importante. Per questo, al buio, i colori risultano meno riconoscibili e guardare appena di lato rispetto a un oggetto poco illuminato può renderlo più facile da notare.

In piena luce prevale invece il contributo dei coni, che permette di distinguere meglio dettagli fini e colori. I diversi tipi di coni rispondono in modo differente alle varie componenti della luce; il colore percepito dipende dal confronto tra le loro risposte e dalla successiva elaborazione visiva. Non esiste dunque un singolo fotorecettore che, da solo, «veda» un colore completo.

Questa spiegazione descrive il funzionamento generale della retina, non consente di attribuire un eventuale disturbo visivo ai fotorecettori: difficoltà a vedere al buio, cambiamenti nella percezione dei colori o calo della vista possono avere cause diverse e richiedono una valutazione professionale. Se compare all’improvviso visione doppia, soprattutto insieme a disturbi neurologici, dolore intenso o altri sintomi acuti, è necessaria una valutazione medica urgente.

Redazione

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